Sicilia e partenze. 1, 2, 3, Me – ssi – na .

” Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricordare” cantava il “Principe” De Gregori, ed è proprio da qui che voglio partire.

Anzi ripartire, perché non vi è nulla di più bello della scrittura in questi casi; perché ti permettere di rivivere due volte ciò che hai vissuto.

Il mio “essere viandante” in un Sud (che credetemi è infinito) lo ha già spiegato magistralmente in un bellissimo articolo su Edicola Innovazione la bravissima giornalista Angela Amoroso, quindi qui mi limiterò a raccontare la cronaca del mio tratto siciliano.

Piramidi di Sicilia, Fiumara d’ Arte.

Ergo, tornando ai viaggi e miraggi, la Piramide che vedete alle mie spalle non è un Miraggio, ma esiste e  come . . . Caro lettore non è la piramide di Cheope, ma non sei neanche miope, tranquillo; si trova nei pressi di Motta D’ Affermo, provincia di Messina.  è una delle installazioni del Parco Fiumara d’ Arte di Antonio Presti, risposta di libertà e creatività a ciò che di più becero il Mondo propone come la guerra.                                                                                                                 La Piramide ( in cima ad un promontorio a picco sul mare) si chiama del 38° parallelo, per ricordare quello che passa tra le due Coree, dopo la divisione avvenuta dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma è soprattutto un messaggio di pace, resilienza, accoglienza; è nella sua forma triangolare sintesi e summa della Sicilia stessa, è porta che si apre al mondo e agli altri mondi, come fa ogni anno durante il solstizio con l’ antichissimo rito della luce .

Ma adesso lasciamo le altezze e torniamo a livello del mare, anzi dei due mari, nella punta di Trinacria dove Tirreno e Ionio si fondono, benvenuti a Messina, terra di Sorrisi, Pace, Sindaci Rivoluzionari e Manzurke Klandestine.

Nel viaggio che avevo in testa c’ era la voglia e l’ esigenza di non prendere mai un ostello, ma cercare sempre ospitalità a casa di altre persone. Persone che non conoscevo prima di partire, ma che adesso sono parte del mio percorso. Perché credo profondamente che dobbiamo tornare ad essere una comunità, non avere paura del diverso ma fidarsi, per cercare ogni giorno di crescere imparando dagli altri; non è semplice, ma è l’unica via per migliorarsi.  A dire il vero, fino al giorno prima la città dello Stretto era stata un pò restìa a darmi un tetto, ma poi un satiro danzante ha risolto tutti in miei problemi.

Nico Marabello, così a vedersi sembra arrivato direttamente dalla notte del Mito: non troppo alto, capelli ricci lungi, barbetta e volto da statua greca, ma passi svelti di chi ama ballare e si lascia trasportare dalla musica, come fece una notte di settembre del 2015 e da quel momento Messina non ha più smesso di ballare . . . Martina Camano era di ritorno da un Estate di viaggi e balli e chiese a Nico (che sapeva appassionato di danze) se voleva ballare e organizzare, il nostro amico satiro la ospitò nella corte di casa sua, insieme ad altri amici e quando l’ armonia nasce, non può più fermarsi.  Comprarono una cassa e da quel giorno caro viandante, se passi da Messina il giovedì fermati; potresti finire in un piccolo mondo nascosto in una Cantina che sembra la Tana del Bian Coniglio e che di sicuro ti apre un Mondo di Meraviglie, proprio accanto alla via che diede il nome a tutte le “fabbriche” di danaro del mondo.

 

Tranquillo di denaro ne dovrai spendere poco, ma troverai amici che fra un bicchiere di Vino e un aperitivo molto sostanzioso ti inizieranno a ciò che presto ballerai poco lontano da lì.  Esattamente a Piazzetta Immacolata di Marmo (dietro al Duomo) ci aspetta la nostra famosa Cassa e tante Manzurke, Scottish, Circoli Circassiani, danze Klemerz, Tarantelle e Pizziche.

#Abballamu live

Pubblicato da Giuseppe Arrigo su Giovedì 16 giugno 2016

E come ha spiegato Margherita, tutti siete ben accetti.

Tornando al mio di viaggio, posso dire di essere stato più che ben accolto da Cinzia, Max, Lea, Barbara e poi fra un ballo ed un altro ho conosciuto Cecilia, Daniela, Cristina e quante e tante persone.  Mi hanno spiegato il segreto della manzurka, ciòè ripetersi di continuo in testa: 1, 2, 3, Man-zur-ka; che io pronuncerò per tutta la mia vita con 1, 2, 3, Me-ssi-na.

“Là dove vedi uomini e donne che danzano, fermati o Viandante; perché lì vi troverai armonia” ed è quello che si percepisce ai piedi del monumento in piazzetta. è un intreccio di mani, un abbraccio di cuori, un accoglienza di sguardi che cercano soltanto di essere felici: Insieme.

è quel sentimento, quella voglia di essere comunità, quella rete sociale che i mass media e i regolamenti e leggi comunali ci hanno tolto un pò ovunque.   Chi ci governa ci vuole divisi, noi invece ci uniamo, ci abbracciamo “stritti-stritti, na lu strittu” e abballiamo, grazie anche ad un Sindaco illuminato, Renato Accorinti, che ha sempre gridato pace e lascia che la gente viva e balli in pace.

PS: Grazie di cuore a Gianluca, l’ host ( gran cosa couchsurf) che mi ha ospitato a casa sua, nella stupenda cornice del Lago di Ganzirri, conoscendomi e vedendomi per la prima volta alle due di notte.

Altro fondamentale approccio a Messina è: colazione con brioscia e granita al caffè con panna sopra e merenda con brioscia e granita al limone e pistacchio.

 

 

Bagnara Calabra, Mattanza e Restanza.

ECCE HOMO

ecco gli uomini, ecco le donne, ecco l’umanità.


Di fronte a me, sono il fortunato a sinistra che applaude la fine di un concerto, uno spettacolo, sicuramente un interpretazione superba delle ultime ore della passione di Cristo realizzata dal gruppo Mattanza.

Lo spettacolo si chiama “ Cantu da Passioni” e  trae ispirazione da uno dei testi più interessanti della tradizione popolare calabrese che racconta lo scandire delle ultime ore terrene di Gesù, “U rivoggiu da Passioni”, e dalla ricerca di quel catasto magico che sono gli antichi testi orali religiosi di Calabria, ricercati e interpretati anni prima dal gruppo Mattanza e dal loro istrionico cantante Mimmo Martino, che ci ha lasciati troppo presto.
Questo spettacolo è lo spunto per parlare della ricerca e del senso di partecipazione di un popolo come quello calabrese alle vicende della Passione.
Perché spesso solo chi soffre può capire la sofferenza altrui e sublimarla in poesia, anche quella di Nostro Signore.

E in questo lembo di terra fra le onde del Mar Tirreno e l’ Aspromonte sanno bene ciò che significa lottare, cercare, recuperare.

Ho avuto il privilegio di essere ospite a Bagnara Calabra di Mario Lo Cascio e Maria Rosaria Gioffré, che da anni e con mille iniziative cercano di dare tanto alla propria città, traducendo con i fatti l’ elogio della “Restanza”.

Quella voglia che tiene stretto allo Stretto di Messina i ragazzi di Casa Eutopia.

Casa che la Famiglia Gerardis ha donato a realtà associative reggine che si occupano a vario titolo del bene comune, dalla promozione dei diritti e della partecipazione attiva della cittadinanza, all’ambito della cultura, dell’economia alternativa, della lotta di liberazione dalla ‘ndrangheta in un quartiere difficile di Reggio Calabria.

È il primo luogo che ho visitato della Città, per assistere alle prove dei Mattanza, lì ospitate ( al piano di sotto invece i bambini del conservatorio facevano lezione); fra una canzone e un’altra ho notato che di fronte al palazzo alcuni ragazzi del quartiere stavano costruendo un parco giochi con orto urbano dove qualche giorno prima vi era una discarica a cielo aperto.

Questo ci fa capire la forza dei gesti e che a volte basta seminare un fiore per farne crescere un campo, anche nel deserto.

Non tutte le mete sono percorsi, ma quelle che non ti aspetti, le deviazioni riescono spesso a meravigliarti e darti qualcosa in più a quel che sei; ad arricchirti.  Purtroppo le uniche mia esperienze di Calabria le avevo vissute nella Locride e non credevo più in una voglia di riscatto di questa Regione, per fortuna mi sbagliavo. Forse sarà più difficile, ma Mario, Maria, Masella, Gino e tutti gli altri non sono persone che si arrendono facilmente e finché c’è arte c’è speranza e “Restanza” e se saranno stanchi gli basterà guardare questi tramonti (in cui spesso fanno capolino anche i delfini) per capire che chi la dura la vince.

Arrivederci Calabria, terra di Passioni, Rabbia e d’ Amuri.

Ps: andate al Museo Archeologico Nazionale di Reggio di Calabria                          a vedere i Bronzi di Riace raccontati da Eleonora, Ilaria e tutti i fantastici ragazzi del Liceo Scientifico di Reggio Calabria                                                                    nell’ ambito del progetto alternanza scuola – lavoro.

 

Lombroso, vergogna razzista in Italia.

 

Il medico e “scienziato” Lombroso non esitò a scorticare cadaveri, mozzare e sezionare teste, effettuare i più incredibili e crudeli interventi su uomini ritenuti criminali per le misure di parti del cranio e del corpo (uomini soprattutto Calabresi e Meridionali). E chi gli forniva tutto il materiale su cui lavorare? Carabinieri, Bersaglieri, Guardia Nazionale…durante le mattanze al Sud!

Qui il link all’ articolo esteso in cui si parla di un Museo Vergogna riaperto in Italia, a Torino, ex capitale dei Savoia con i soldi di tutti noi contribuenti italiani.

Peccato che in questo Museo, i resti dei nostri antenati meridionali sono esposti al pubblico ludibrio ed aspettano ancora degna sepoltura cristiana.

E’ come se a Berlino vi fosse un Museo che espone il cranio di centinaia di Ebrei, asserendo che per forma natura e conformazione appartengo ad una razza inferiore.

Buona lettura.

Brigante se Sbaglia…

Canzone con sbaglio.

Brigante se more, inno del Sud, canzone controversa, nata da poco, amata da sempre.

Infatti come i più arguti hanno capito ascoltando le strofe che vi ho cantato c’è qualcosa che non và…

“Nuje cumbattimm po ‘o Re Burbone,

a Terra è a nostra e nun s’ a dda ttuccà”.

Versione fatta spacciare per buona da una frangia del movimento Neoborbonico, asserendo che era la canzone che i Briganti cantassero prima delle battaglie.

Ma secondo voi, i Briganti, i nostri partigiani e guerriglieri del Sud che si nascondevano nella macchia ed attaccavano di sorpresa l’ esercito invasore piemontese per poi fuggire, che vantaggio avevano a cantare e così farsi scoprire?

Infatti la canzone è di Eugenio Bennato e Carlo D’ Angiò, composta nel 1979 come colonna sonora dello sceneggiato prodotto dalla RAI decise “L’eredità della priora”, non 140 anni prima.

E nella versione originale fa:

“ nun ce ne fotte do ‘o Re Burbone,

a Terra è ‘a nostra e nun s’ a dda ttuccà”.

Quindi significato totalmente opposto, la fierezza del popolo che comunque alla fine deve vivere, morire e difendersi da solo, come nei secoli dei secoli… aggiungerei amen!

Tuttò ciò per dirvi che bisogna andare infondo alle cose e, soprattutto in Meridione, nulla è come sembra. Perché troppo è stato detto e troppo è stato modificato e usato per fini personali da chi questo Sud voleva solo usarlo, anche in buona fede.

È anche per questo motivo che fra una settimana mi metterò in cammino lungo le strade del Sud passando per Messina, Bagnara Calabra, Tropea, Rende, Cosenza, Matera, L’ Irpinia, Napoli e chissà dove; per scoprire e per capire, toccare con mano e sentire il profumo e il sapore di questa Terra dai confini di Mare e dai Sospiri di Cuore.