Bagnara Calabra, Mattanza e Restanza.

ECCE HOMO

ecco gli uomini, ecco le donne, ecco l’umanità.


Di fronte a me, sono il fortunato a sinistra che applaude la fine di un concerto, uno spettacolo, sicuramente un interpretazione superba delle ultime ore della passione di Cristo realizzata dal gruppo Mattanza.

Lo spettacolo si chiama “ Cantu da Passioni” e  trae ispirazione da uno dei testi più interessanti della tradizione popolare calabrese che racconta lo scandire delle ultime ore terrene di Gesù, “U rivoggiu da Passioni”, e dalla ricerca di quel catasto magico che sono gli antichi testi orali religiosi di Calabria, ricercati e interpretati anni prima dal gruppo Mattanza e dal loro istrionico cantante Mimmo Martino, che ci ha lasciati troppo presto.
Questo spettacolo è lo spunto per parlare della ricerca e del senso di partecipazione di un popolo come quello calabrese alle vicende della Passione.
Perché spesso solo chi soffre può capire la sofferenza altrui e sublimarla in poesia, anche quella di Nostro Signore.

E in questo lembo di terra fra le onde del Mar Tirreno e l’ Aspromonte sanno bene ciò che significa lottare, cercare, recuperare.

Ho avuto il privilegio di essere ospite a Bagnara Calabra di Mario Lo Cascio e Maria Rosaria Gioffré, che da anni e con mille iniziative cercano di dare tanto alla propria città, traducendo con i fatti l’ elogio della “Restanza”.

Quella voglia che tiene stretto allo Stretto di Messina i ragazzi di Casa Eutopia.

Casa che la Famiglia Gerardis ha donato a realtà associative reggine che si occupano a vario titolo del bene comune, dalla promozione dei diritti e della partecipazione attiva della cittadinanza, all’ambito della cultura, dell’economia alternativa, della lotta di liberazione dalla ‘ndrangheta in un quartiere difficile di Reggio Calabria.

È il primo luogo che ho visitato della Città, per assistere alle prove dei Mattanza, lì ospitate ( al piano di sotto invece i bambini del conservatorio facevano lezione); fra una canzone e un’altra ho notato che di fronte al palazzo alcuni ragazzi del quartiere stavano costruendo un parco giochi con orto urbano dove qualche giorno prima vi era una discarica a cielo aperto.

Questo ci fa capire la forza dei gesti e che a volte basta seminare un fiore per farne crescere un campo, anche nel deserto.

Non tutte le mete sono percorsi, ma quelle che non ti aspetti, le deviazioni riescono spesso a meravigliarti e darti qualcosa in più a quel che sei; ad arricchirti.  Purtroppo le uniche mia esperienze di Calabria le avevo vissute nella Locride e non credevo più in una voglia di riscatto di questa Regione, per fortuna mi sbagliavo. Forse sarà più difficile, ma Mario, Maria, Masella, Gino e tutti gli altri non sono persone che si arrendono facilmente e finché c’è arte c’è speranza e “Restanza” e se saranno stanchi gli basterà guardare questi tramonti (in cui spesso fanno capolino anche i delfini) per capire che chi la dura la vince.

Arrivederci Calabria, terra di Passioni, Rabbia e d’ Amuri.

Ps: andate al Museo Archeologico Nazionale di Reggio di Calabria                          a vedere i Bronzi di Riace raccontati da Eleonora, Ilaria e tutti i fantastici ragazzi del Liceo Scientifico di Reggio Calabria                                                                    nell’ ambito del progetto alternanza scuola – lavoro.

 

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